Meditazione del giorno

Lunedì – 16.a Tempo Ordinario –

Maria di Màgdala è stata descritta come la donna desiderante, eros purificato verso il Cristo sperimentato come sposo. Il riconoscimento del Risorto conduce Maria a convenire il proprio desiderio. Il contatto con “colui che è”, da lei ricercato con “folle” passione, la conduce verso il riconoscimento. Un riconoscimento reciproco (Maria-Maestro) che porta a compimento e a pienezza il suo desiderio. Il cammino percorso da Maria di Màgdala aiuta a rileggere il medesimo desiderio che abita il cuore di ciascuno. L’eros, difatti, è vissuto, per lo più, come ricerca di appagamento egoistico di sé e riduzione dell’altro a oggetto del proprio piacere, della propria felicità. il cammino di Maria, al contrario, ci conduce a riscoprire il desiderio umano intriso della comunione gloriosa che il Risorto ristabilisce e dona. Cristo risorto ci invita a collocare il desiderio (éros) nell’orizzonte del dono e della comunione (agàpe). La collocazione dell’eros nell’agape offre al cristiano un occhio nuovo per riconsiderare e vivere i propri desideri. E proprio la comunione con ii Risorto a nutrire tutto il nostro desiderare. La perfetta reciprocità del riconoscimento tra noi e lui, è la condizione del compimento del desiderio. Senza una reciproca agape ogni appagamento è destinato a racchiudersi in vuoto narcisismo o ad aprirsi alla prevaricazione. Ogni desiderio è condannato alla mortificazione di sé e dell’altro. L’agape del Risorto, al contrario, appaga il desiderio di vita e di felicità. È possibile allora, rintracciare l’agape in ogni genere di relazione inscritta nella creaturalità degli affetti; dell’uomo e della donna, del padre e della madre, del tiglio e della figlia, del fratello e della sorella, dell’amico e del nemico. Anche le nostre relazioni con il cosmo, con i beni della terra, trattengono l’energia del Risorto. Il cristiano è chiamato ad annunciare questo nucleo agapico, riconsegnando al Risorto ogni legame d’amore, per impedire che le relazioni umane piombino nella degenerazione vuota di un eros ottuso e mistificante.

Marcello Brunin

(Dall’alba al tramonto)

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